GIULIO: MEDICO ATT

“Ricevere la fiducia e l’affetto di una famiglia credo sia una delle soddisfazioni più grandi che un professionista sanitario possa provare”

Giulio Ravoni, 37 anni, è il coordinatore medico dell’ATT e ricorda come la sua avventura sia iniziata in modo un po’ casuale: “Nell’agosto del 2013 stavo aspettando un concorso per iniziare a lavorare in ospedale e sono stato contattato dall’allora coordinatore dei medici, il Dottor Paolo Alpi, perché l’Associazione cercava medici da inserire nel proprio organico. Dopo i primi mesi mi sono innamorato di questo lavoro ed ho deciso di continuare su questa strada. Mi sono accorto che l’assistenza domiciliare, sia da un punto di vista professionale che da un punto di vista umano, mi appagava più delle precedenti esperienze in ospedale. Il rapporto con il paziente e le famiglie che si stabilisce nel tempo è molto forte e, sebbene questo aspetto possa rappresentare un lato molto impattante nel lavoro, ricevere la fiducia e l’affetto di una famiglia credo sia una delle soddisfazioni più grandi che un professionista sanitario possa provare”.

Confrontarsi ogni giorno con il dolore è complicato, l’aspetto comunicativo assume un valore fondamentale e non è sempre facile da gestire: “Purtroppo, in alcune occasioni, ci troviamo a dover dare delle notizie negative e quindi dobbiamo pesare le parole molto attentamente perché il messaggio venga trasmesso nel modo più umano possibile. In questo periodo in cui il contatto visivo e fisico sono, per ovvi motivi, ridotti al minimo è diventato veramente difficile parlare con i familiari senza poter dare loro conforto con quei gesti che fanno parte dei miei strumenti di lavoro. Per certi aspetti è come se mi avessero tolto lo stetoscopio”.

In questi anni Giulio ha conosciute tante persone e tante storie e alla domanda se ce n’è una che lo abbia colpito in particolare risponde così: “Molte assistenze per un aspetto o per l’altro mi hanno colpito e mi hanno insegnato qualcosa. Quando entro per la prima volta in una famiglia cerco sempre di avere informazioni per avere un punto di contatto, un argomento comune di cui poter conversare anche per poter spostare l’attenzione dalla malattia quando lo ritengo necessario. Dopo tanti anni non è facile ricordare un singolo episodio, più in generale sono rimasto colpito da molte storie che mi hanno raccontato i pazienti riguardo alle loro vite. Se ne devo proprio citarne una, posso ricordare il paziente di oltre 90 anni che aveva fatto la guerra ed era stato catturato alla Fortezza da Basso mentre dormiva. Quando lo andavo a visitare e lui dormiva, dovevamo fare molta attenzione a svegliarlo perché quando è stato catturato stava dormendo ed ogni volta che veniva svegliato di soprassalto riviveva l’esperienza di quel giorno”.

Da quando lavora all’ATT Giulio è cresciuto professionalmente e umanamente: “Ho imparato, ma continuo ad imparare ogni giorno a parlare con i pazienti e con le loro famiglie. Di carattere sono estremamente timido e riservato e uscito dall’università mi sono reso conto che, nonostante avessi imparato tantissime nozioni su malattie, sintomi e terapie, non sapevo assolutamente come comunicare con le persone. Con il tempo ho imparato a cercare e mantenere il contatto visivo con i miei interlocutori, ho imparato quali parole usare e come comunicare determinate notizie. Ho imparato che davanti non ho mai soltanto un paziente o una malattia ma ho una persona, con una storia pregressa che devo conoscere per poter fare al meglio il mio lavoro”.

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